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Valutatore frustrato urla durante un audit imponendo le proprie idee

Durante un audit a fornitore (o da cliente, visto da chi lo subisce), la sensazione è la stessa di quando, da studente, sognavi un futuro da professore per poter sfogare su altri tutte le ingiustizie subite. Un audit prima o poi tocca a tutti, l’esperienza è sempre catastrofica e a ruoli invertiti è un attimo passare da vittima a carnefice.

In particolare l’audit cliente-fornitore è una specie di orgia dell’ipocrisia. Aziende che si presentano come costola di Google, ristoranti da stella Michelin per poi ragionare su quante cialde del caffè comprare, durante audit che un giorno prima, tac, piano di audit con scansione al minuto e, tac, 57 pagine di checklist in inglese, rigorosamente chiesta “di nascosto” al valutatore dell’ente di turno e debitamente modificata – solo nel logo, si intende – per l’occasione.

No, non si può piombare in azienda con tanto di non conformità firmata perché le pareti non sono state pitturate di blu, senza prima aver chiesto di pitturarle. L’accordo, o quality agreement per l’inglesista, è fondamentale e in realtà un audit a fornitore ben fatto dovrebbe basarsi esclusivamente su quello.

Tranne che in casi particolari, lasciamo perdere norme e fantasie varie! Concretezza.

L’accordo deve trattare aspetti tecnici e di processo chiari e di dettaglio. Ancora meglio se relativi anche alle competenze del personale, alle modalità di effettuazione delle attività, alle registrazioni da mantenere, agli strumenti e alle attrezzature da utilizzare. Il tutto senza frasi ad effetto tipo: “il fornitore si impegna a lavorare nel rispetto della ISO 13485”. Per cosa? Per quali processi? In merito a quali prodotti? Garantisco che un fornitore possa essere perfettamente conforme alla 13485 senza fare controlli funzionali in ingresso su pezzi costosissimi con 6 mesi di approvvigionamento, installati su prodotti collaudati solo a fine produzione. (Male, male, no?)

Perciò se sei fornitore, lavori e fatturi, vai benissimo per quello che sei e fai. Le cose ti devono essere chieste e devono essere concordate. Se invece sei cliente… Che cosa te ne frega, tutti sogniamo questo momento; da quella finestra entra un po’ troppa luce… Non conformità?

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